Dintorni di Savelli

San Giovanni in Fiore

 CENTRO INTERNAZIONALE DI STUDI GIOCHIMITI

centro studi gioachimiti

Il Centro internazionale di studi gioachimiti è un ente culturale che opera dal 1982 con l’intento di divulgare il pensiero teologico e profetico dell’abate Gioacchino da Fiore. L’Abate Calabrese è oggi con Dante e Francesco d’Assisi l’autore più studiato della tradizione culturale nazionale, sia in area europea sia in area americana. Punto di riferimento, di coordinamento e di propulsione di questa straordinaria ripresa d’interesse verso l’Abate di Fiore è il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, insediato nei locali della restaurata Abazia Florense, Il Centro ha svolto e continua a svolgere un’intensa attività scientifica e editoriale, divulgativa e promozionale, formativa e didattica, convegnistica e seminariale.

centro studi gioachimiti2

Il Centro è presieduto dal Prof. Salvatore Oliverio e il suo Comitato Scientifico, composto da studiosi italiani, europei e statunitensi. Il Centro è dotato di un patrimonio librario di grande rarità ed interesse e ha concentrato nella sua biblioteca gli strumenti dell’indagine e della ricerca (libri, codici, microfilm, videolettori, computer). Il Centro sta procedendo alla ricognizione della tradizione manoscritta delle opere di Gioacchino da Fiore sparsa su tutto il territorio europeo, ne sta microfilmando i codici ed ha avviato l’edizione critica definitiva degli “Opera Omnia” del grande Abate. Il Centro ha allestito una mostra permanente delle Tavole del Liber Figurarum di Gioacchino da Fiore nella “navatella” esterna della chiesa abbaziale.

MUSEO DEMOLOGICO

Museo Demologico

l Museo Demologico dell’economia, del lavoro e della storia sociale silana è stato inaugurato nel 1984 e negli anni ha conquistato spazi di visibilità sempre più elevata tanto da essere considerato uno dei musei settoriali più significativi ed interessanti del Centro e Sud Italia. Il Museo si pone come luogo di documentazione di un territorio abbastanza vasto, qual è l’Altopiano silano di cui San Giovanni in Fiore è il luogo centrale di interesse per l’analisi della storia, dell’economia, delle tradizioni e dei caratteri folkloristici delle popolazioni silane.

Spezzano della Sila

 LOCALITÀ CUPONEPARCO NAZIONALE DELLA SILA

Cupone

A ridosso del lago Cecita, in comune di Spezzano della Sila, dall’omonimo fiume che vi scorre, lega la sua memoria storica alle lunghe contese territoriali tra Demanio e privati cittadini definitesi solamente nel maggio del 1876. Il Centro Visita sito in località Cupone che ad oggi conta 150.000 visite l’anno, è nato dall’adattamento degli spazi intorno a una segheria demaniale e dei plessi accessori, oggi è un centro di educazione ambientale con sentieri naturalistici, osservatori faunistici, museo, giardino geologico ed un orto botanico accessibile ai disabili e ai non vedenti con pannelli e file audio mp3 esplicativi delle varie essenze. Tutto ciò, oltre alla adiacente area attrezzata per pic-nic lungo il lago Cecita, fa del Centro Visita una delle zone più frequentate del Parco della Sila. L’accesso a “I Giganti della Sila” è consentito solo a piedi nei mesi da giugno a ottobre, lungo un percorso obbligato, fruibile anche ai disabili. Il Corpo forestale dello Stato fornisce il servizio gratuito di visita guidata a scolaresche e gruppi organizzati che ne facciano richiesta. Dedicato agli ipovedenti e ai non vedenti, il percorso didattico dell’Orto Botanico di Cupone corre per i 350 metri del suo sviluppo su traversine di legno delimitate da una staccionata con corrimano. Il paesaggio è quello montano della Sila e le presenze vegetali con le quali interagire sono 115 specie autoctone della flora montana calabrese – dalla Potentilla all’Astragalo calabro – disposte in terra o in vaschette a seconda delle dimensioni e del genere. Tutte le piante sono accompagnate da schede in braille e con caratteri marcati per gli ipovedenti. L’Orto Botanico occupa una superficie di 10.400 mq, quasi interamente pianeggiante, ed è stato realizzato all’interno delle Foreste Demaniali ricadenti nel perimetro del Parco Nazionale della Sila. È posto ad una quota di m. 1.156 s.l.m. e annovera la flora essenziale autoctona del territorio del parco. L’Orto Botanico consta ancora di una zona umida, nonché di una roccaglia acida che riproduce la vegetazione caratteristica dell’altipiano silano diversificata nell’esposizione a Sud con pino laricio e a Nord con faggio e abete bianco, fra massi erratici di granito. Il sentiero reca tutte le accortezze necessarie per essere percorso dai diversamente abili sia motori che sensoriali, in particolare da paraplegici, non vedenti e ipovedenti. Infatti questi ultimi sono guidati sul sentiero attraverso un passamano che lo percorre interamente sul lato sinistro, dove unitamente alle specie vegetali, sono stati posti appositi segnali, schede scritte in linguaggio “Braille” per non vedenti, schede con caratteri visibili agli ipovedenti e delle aree per la sosta. All’ingresso, è stato posizionato un plastico dell’intera aria, realizzato in marmo, per consentire agli utenti la facile localizzazione delle strutture presenti. I lavori di adeguamento di dette strutture alle necessità dei diversamente abili sono stati realizzati con il considerevole aiuto dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Cosenza e dei funzionari dell’Associazione Provinciale Ciechi di Cosenza.

Camigliatello Silano
Camigliatello Silano è situato a 1.300 metri di altitudine. Dispone di un moderno impianto di risalita e di due piste da sci, ed è una delle località silane a maggiore vocazione turistica, durante tutte le stagioni e soprattutto d’inverno. Camigliatello è un paradiso per l’escursionismo. Tanti sono i sentieri che si inerpicano tra i rilievi boscosi che circondano il paese. Alcuni di questi sono segnati dal CAI e dall’Ente Parco Nazionale della Sila.

Lorica
Lorica è un villaggio turistico della Sila Grande. Sviluppatasi lungo l’asse viario della SS 108 bis che da San Giovanni in Fiore porta al bivio di “Bocca di Piazza” e da qui si raggiungono i paesi della pre-sila cosentina, nel corso degli anni una parte dell’abitato si è sviluppato presso il suggestivo lungolago. Il lago Arvo, incastonato fra le due più alte vette dell’altipiano silano, ovvero Botte Donato da una parte e Montenero dall’altro, rende ancora più suggestivo ed incantevole il posto. Il lago inoltre è navigabile, e negli anni ha ospitato gare di canottaggio e windsurf, ed ultimamente nel periodo estivo può essere attraversato affittando dei pedalò o facendo un giro su un mezzo a motore.      Nel 2002 il villaggio silano, venne scelto come luogo ideale per ospitare la sede del Parco nazionale della Sila appena istituito. L’ente “Parco nazionale della Sila” istituito formalmente nel 1997, con sede provvisoria a Catanzaro (dal 2002 fino al 2007), impiegò ben 5 anni per organizzarsi amministrativamente e per scegliere la sede adatta ad ospitare gli uffici del Parco, che ad oggi sorgono a Lorica affacciati sul Panorama incantevole del Lago Arvo. A Lorica è possibile trascorrere il tempo divertendosi e immersi nella natura, sono infatti molteplici le attività che è possibile svolgere visitando Lorica: dal Lorica Parco Silavventura, passando dalle gite in barca sul Lago, alle corse sul bob, alle passeggiate a cavallo fino alle escursioni in quad e molto altro.

Cerenzia

Acheronthia

Acherontia

Acheronthia (chiamata ora Cerenzia vecchia) è un borgo abbandonato posto sul territorio di Cerenzia (KR). Il borgo venne abbandonato nel 1844 a causa delle difficili condizioni igieniche che il paese stava vivendo. Di origini antichissime, il paese si sviluppo e prosperò per molti secoli. Raggiunse la popolazione di 7.000 abitanti, ma a seguito di alcune epidemie e di eventi calamitosi cominciò a subire forti emigrazioni da parte della stessa popolazione. La peste del 1528 arrivò a dimezzarne la popolazione poiché alle numerose vittime si sommò una forte emigrazione verso i vicini paesi e la popolazione scese drasticamente fino a raggiungere poche centinaia di abitanti.Nei secoli successivi, due terremoti ne decretarono la fine. Il primo nel 1638, che portò ad un’altra consistente emigrazione dopo che il paese era ritornato a ripopolarsi. Il secondo nel 1783, uno dei peggiori terremoti che la Calabria ha subito nel corso dei secoli, che fu talmente catastrofico per quanto riguarda la distruzione urbana della cittadina di Acheronthia, da far decidere a molti abitanti di edificare un nuovo paese sul colle che si stagliava sopra il vecchio abitato, anziché provvedere a ripristinare e restaurare le vecchie case del borgo. Nel 1844 l’antico borgo venne definitivamente abbandonato e gli abitanti rimasti si trasferirono nel nuovo centro urbano che prese il nome di Cerenzia.

Campana

 I GIGANTI DI PIETRAGiganti

I Giganti di Pietra di Campana, sono una delle meraviglie che la Calabria conserva da millenni, due enormi sculture in pietra che si trovano in località Incavallicata nel comune di Campana, un piccolo centro della Presila Jonica Cosentina. Sono due enormi sculture, la prima quella maggiore, di cui oggi resta poco più del basamento, ritrae qualcosa a cui non si riesce a dare esattamente una forma, poiché resta molto poco, pur essendo ancora di grandi dimensioni, che ci lascia immaginare quanto fosse ciclopica al tempo in cui ancora si ergeva nella sua totalità; la seconda invece ritrae un elefante, eroso dal tempo, la cui figura dell’elefante è chiarissima ed evidente. Ma chi ha scolpito quelle statue? Ad oggi non è stata data una risposta certa, ed è ancora in fase di studio la datazione e la natura di questi giganti. Esistono due teorie, la prima, che le due statue siano state realizzate al tempo della venuta in Italia di Pirro, che fu il primo a portare gli elefanti in Italia, o meglio a riportare, visto che c’erano già stati prima, solo che si erano estinti da millenni, ed i popoli italici non avevano avuto modo di vederli. La seconda, che siano delle sculture preistoriche, e che la statua dell’elefante ritrae in realtà non un elephas maximus, meglio conosciuto come elefante indiano, che erano gli elefanti portati da Pirro, ma un elephas antiquus, vissuto verso la fine del pleistocene anche nel sud Italia, ed ha conferma che l’animale era presente sulle nostre montagne, ci sono i fossili ritrovati sul Massiccio del Pollino, nel versante lucano e conservati nel Museo Naturalistico e Paleontologico di Rotonda in provincia di Potenza.